
©Daniela Silvi "A book of nothing" 2009 - Libro/Diario Visivo

significato
Che significato può avere in un periodo difficile come questo raccontare il proprio percorso di ricerca artistica? Mi sono posta questa domanda in maniera ricorrente in questo periodo.
Quali le motivazioni? Quali le possibili implicazioni? E soprattutto come e in che modo può essere condiviso e dare qualcosa a chi mi legge?
Tutto per me è nato da un bisogno di condivisione e di portare all’esterno ciò che avevo sempre mantenuto in un ambito privato.
le domande
Le domande che mi pongo e che mi portano a scriverne e a esplorarle sono:
- Come si crea?
- Come si arriva a produrre una serie di disegni, di opere?
- Come si sviluppa un proprio linguaggio di espressione visiva? Accade per magia?
- È solo questione di talento? Di pratica? Di idee geniali? La classica lampadina che si accende o la musa ispiratrice che compare e appunto illumina la visione?
- Quale processo porta a un’opera finita? Qual è il ruolo degli “errori”, di ciò che si disegna e non ci piace, di una composizione sbilanciata, di una combinazione di colori che ci spaventa per la sua aggressività?
- Come distinguiamo, se lo facciamo, un percorso di ricerca artistica creativa personale dal creare Arte?
- Come può un avvicinamento al linguaggio visivo cambiare il modo in cui interagiamo con la realtà?
Sono tutte domande impegnative lo so, ma spesso sono domande la cui risposta è nascosta dietro al tratto di una matita, nell’impasto di un colore composto, tra gli strati di un collage istintivo.
il brutto, il mediocre, il bello
In questo spazio mi osserverò mentre “faccio” il brutto, il mediocre, il bello, e a chi passerà di qui spero di trasmettere la mia passione e di condividere qualcosa di un processo creativo in atto che è, al contrario di come spesso si pensa, un processo molto vicino alla vita ed al fare.
Così scriverò della mia ricerca, dei miei interessi, di spunti, letture, creazioni e iniziative che trovo appassionanti, e racconterò anche delle resistenze interiori che si affrontano durante questa ricerca.
arte e creatività come strumento di conoscenza di se
Quante volte ci si ritrova a pensare “non ho talento”, “non so disegnare”, “non sono portata/o per l’arte”, perché si pensa al linguaggio artistico solo in termini di capolavori o opere d’arte, mentre il linguaggio visivo, il disegno, la pittura, le immagini, sono un linguaggio che appartiene a tutte/i e che a tutte/i può dare enormi soddisfazioni. Soprattutto è un linguaggio che è uno strumento attivo di conoscenza di se e per questo è importantissimo riportarlo alla gente e non reputarlo valido solo per musei e gallerie d’arte.
Io stessa personalmente sono passata attraverso tante fasi di relazione con la creazione artistica. La “buona forma” intesa in senso estetico ha per molto tempo esercitato una notevole influenza sulle linee che tracciavo, i colori che abbinavo, gli equilibri compositivi che sceglievo.
Per un certo periodo molto proficuo e produttivo ciò che volevo esprimere trovava un canale aperto e diretto nell’utilizzo della forma.
Da un certo periodo in poi qualcosa è gradualmente mutato in quell’equilibrio. Crescendo, maturando e prendendo consapevolezza della complessità della realtà e della vita ho iniziato a mettere in discussione tutti gli strumenti, le idee e le espressioni che fino ad ora avevo scelto.
Mi sono buttata nello studio della teoria della pratica artistica, in un mondo d’idee e pensieri nuovi e coinvolgenti che mi aprivano orizzonti e mi prospettavano nuovi modi di interagire con il presente e di analizzare il passato.
Ero nell’ambito della parola, del pensiero, della razionalità. La conseguenza naturale di questo percorso, oltre ad un’apertura di vedute, è stata anche una sorta di paralisi del fare.
Mettevo in discussione il perché del segno, il perché di una forma e di un colore, il significato concettuale di una composizione. Soprattutto a un certo punto la paura di sbagliare, di fare cose “brutte”, “ senza senso” o ”incoerenti” mi hanno bloccata e portata a essere molto condizionata nell’espressione creativa. Tracciare dei segni su un foglio, scegliere e applicare un colore, era diventato così difficile e impegnativo, era come se quei segni e quei colori dovessero rappresentare tutto ciò che ero e naturalmente non ero mai soddisfatta.
Così sono voluta tornare un po’ indietro, al primo anno al college d’arte a Dublino quando tutto era possibile, sbagliare era auspicabile e ciò che contava era l’esplorazione e la ricerca dei materiali, dei segni, dei modi di guardare le cose. In questo modo sono ritornata alla libertà e al divertimento, al piacere del fare.
Questo percorso mi ha portata oggi a problematizzare di meno il segno e a mettere in atto degli espedienti per andare a stanare un intuito creativo che avevo troppo razionalizzato.
In questo senso l’estrema razionalizzazione dell’intuito creativo nell’ambito del linguaggio espressivo visivo sia un concetto in cui altre si possono riconoscere. Al di là che il vostro sia un percorso di ricerca consolidata o un interesse all’esplorazione del vostro intuito creativo, credo che vi riconoscerete in quanti blocchi e quante resistenze s’incontrano.
Oggi per me la ricerca creativa e artistica è innanzitutto percorso interiore che sempre mi sorprende nel suo essere specchio delle diverse fasi di vita e che a volte addirittura è anticipatore e guida preziosa nell’ambito di periodi di cambiamento e trasformazione.